La vita di Vincenzo Valente rappresenta uno spaccato di cultura locale che col tempo diventa uno dei simboli più rappresentativi dell’intera cultura artistica napoletana e nazionale. Musicista colto e sensibile, dal temperamento forte come la sua Calabria, Valente ha dialogato con le personalità culturali più rilevanti del cinquantennio che va dal 1870 al 1920: da Salvatore di Giacomo a Ferdinando Russo, da Roberto Bracco a Giovanni Capurro, da Trilussa a Giosuè Carducci. Il fine didattico di quest’originale testo di narrativa è, dunque, quello di offrire ai ragazzi la possibilità di accostarsi al musicista calabrese, che, già in tenera età, aveva scoperto di avere una grande passione per il componimento musicale. A mano a mano che si illustrano le conquiste e le affermazioni di Vincenzo Valente, come uomo e come artista, i ragazzi possono immergersi nella lettura di brani antologici, tratti, per la maggior parte, dai fascicoli di Piedigrotta. Le preziose riviste, dedicate alla massima festa partenopea, riportavano le più belle canzoni (di cui numerose del maestro Valente) ed i testi letterari dei maggiori scrittori dell’epoca. Oltre a quelli che illustrano, per l’appunto, lo svolgersi della festa di Piedigrotta, gli altri brani selezionati sono stati inseriti affinché i ragazzi possano accostarsi meglio al mondo culturale di quel tempo. L’apparato didattico, preparato per accertare il grado di comprensione ed interiorizzazione dei contenuti, presenta note, notizie e osservazioni che guidano ad una buona lettura ed a una ricostruzione personale del brano. Il testo è adatto a tutte le classi della scuola secondaria di I grado, offrendo a ciascun docente la possibilità di scegliere, tra i numerosi brani antologici proposti, quelli più adatti alla realtà scolastica con cui è chiamato a confrontarsi. La nuova narrativa è stata già sperimentata su un campione di alunni che hanno manifestato grande interesse e sviluppato capacità critiche e creative, trasformando, così, l’aula in un grande laboratorio di idee in cui un compositore di musica è stato il protagonista. La canzone è entrata in classe ed ha lasciato fra i giovani alunni un’eco di buoni sentimenti e di voglia di scoprire il mondo degli uomini, dei fatti e della storia che dietro quelle belle parole musicate si dispiegava. All’epoca di Vincenzo Valente la canzone è canzone d’autore, è l’incontro di musica, poesia, letteratura, arti figurative, storia e scienze. Fra tutti i saperi che hanno concorso a formare il comune senso civile, anche la canzone ha contribuito ad educare le coscienze e a formare uomini e donne pregni di valori. La canzone è lo specchio di un’epoca: attraverso la canzone si può leggere e comprendere la storia, ricostruirla nelle sue pieghe più nascoste. E non solo. La canzone, bisogna riconoscerlo, ricopre un ruolo culturale importante nel concorrere alla formazione del comune senso storico, così come vi contribuiscono i saggi, i manuali di storia e, oggi, i mezzi di comunicazione di massa: giornali, televisione, cinema e teatro. Occorre, pertanto, superare quei radicati pregiudizi che attribuiscono al mondo della canzone un ruolo di superficialità e banalità. Che la canzone abbia un ruolo centrale nella storia è stato intuito e riconosciuto con largo anticipo già dal filosofo Benedetto Croce, che, per conservare la memoria di quella festa religiosa e canora, ha invitato il poeta Salvatore di Giacomo a scrivere la storia di Piedigrotta, da cui poi ha preso il via la canzone italiana e il Festival di Sanremo, che oggi più che mai cattura l’attenzione di un vasto pubblico e contribuisce a conoscere i mutamenti della storia. È la musica, è l’arte che placa gli animi, libera la mente, commuove il cuore. I nostri giovani ci chiedono di rimpossessarci degli ideali di amore, di pace, di giustizia e vogliono cantare in coro per diventare la nuova forza della terra.

È ai giovani che dedichiamo il nostro lavoro