La collezione curata da liliana misurelli

Il Centro di Valorizzazione Vincenzo Valente custodisce una raccolta di straordinaria rarità, frutto di decenni di ricerca appassionata condotta da Liliana Misurelli nelle biblioteche nazionali, nei conservatori e nelle librerie d'antiquariato.

La collezione restituisce al visitatore un panorama completo e affascinante della produzione musicale valentiana, inserendosi in un più ampio filone di studi che ha progressivamente riconosciuto a Valente un ruolo di primo piano nella storia della musica italiana. La Treccani lo annovera, insieme a Luigi Denza e Mario Pasquale Costa, tra gli artisti che sul finire dell’Ottocento portarono a definizione formale la canzone napoletana cosiddetta classica. Con P. M. Costa, F. P. Tosti e L. Denza, Valente formò una sorta di “quadrumvirato” dei compositori della canzone napoletana della cosiddetta epoca d’oro.

La raccolta si articola in cinque sezioni distintespartiti, fascicoli di Piedigrotta, copielle, cartoline musicali e operette — che insieme compongono un panorama straordinariamente ricco e variegato della produzione musicale di Vincenzo Valente e del mondo artistico in cui essa fiorì.

Ciascuna sezione racconta una storia diversa: la storia di un genere, di un editore, di un interprete, di un pubblico. Insieme, narrano la parabola di un compositore che in oltre cinquant’anni di attività seppe attraversare con uguale maestria la canzone sentimentale e la satira sociale, il teatro musicale e la romanza da salotto, lasciando un’impronta profonda e duratura sulla cultura musicale italiana tra Otto e Novecento.

GLI SPARTITI

Gli spartiti esposti — tra cui Tiempe Belle, Ttippete e Ttappete, ‘a Sirena — documentano la straordinaria versatilità compositiva di Valente. Lo spartito musicale nella Napoli di fine Ottocento era molto più di un semplice supporto tecnico: era il principale veicolo di diffusione della canzone, acquistato dai dilettanti, eseguito nei salotti borghesi e nelle case popolari, collezionato come oggetto di culto. Le copertine, affidate ai migliori illustratori dell’epoca, erano veri e propri capolavori grafici in stile Liberty, capaci di evocare l’atmosfera della canzone ancor prima di aprire la prima pagina musicale. La produzione di Valente si distingue sia per quantità — circa 500 i brani censiti — che per qualità ed eclettismo: Valente passava dalla romanza alla serenata, dalla macchietta alla canzone popolare, con una grande qualità di scrittura sia dal punto di vista melodico che del trattamento armonico.

Tra gli spartiti in collezione, L’Elegante occupa un posto particolare nella storia del genere: una delle prime macchiette su versi di Ferdinando Russo, satireggiava un “viveur”, evidenziando in modo caricaturale i possessori di blasone e di terre con tutti i loro privilegi.

I FASCICOLI DI PIEDIGROTTA

I fascicoli delle edizioni 1902, 1906, 1909 e 1917 offrono uno spaccato prezioso della grande festa canora napoletana, manifestazione popolare e mondana insieme che ogni anno, nei primi giorni di settembre, trasformava Napoli nella capitale mondiale della canzone. La Piedigrotta era il momento in cui autori, editori e interpreti si contendevano il favore del pubblico con brani nuovi, e il fascicolo che la accompagnava — ricco di testi, illustrazioni e partiture — era il documento ufficiale di quella stagione musicale. In occasione delle feste di Piedigrotta del 1902 e 1903, l’editore Morano pubblicò diverse canzoni di Valente, con due numeri unici a lui dedicati, a testimonianza del ruolo centrale che il Maestro coriglianese ricopriva in quella manifestazione. I quattro fascicoli della collezione Misurelli coprono un arco temporale di quindici anni, restituendo una visione diacronica dell’evoluzione del repertorio valentiano e del gusto musicale napoletano del primo Novecento.

COPIELLE E CARTOLINE

Le copielle testimoniano invece la stagione della canzone popolare napoletana e della macchietta, genere comico e caratteriale di cui Valente fu “musicante” indiscusso. Questi fogli volanti, stampati in migliaia di copie e distribuiti al pubblico durante gli spettacoli, sono oggi documenti di grande rarità bibliografica.

«Invece di cantare, invece di accentuare il motivo, consideravo la musica un accompagnamento alle parole, un commento, e mi preoccupavo di dire, colorire, rendendo il tipo il meglio che potessi… Da ciò l’origine della parola “macchietta”, che è dapprima dell’arte figurativa: uno schizzo frettoloso, che rende con poche parole un luogo o una persona, in modo da dare un’impressione efficace, con la medesima spontaneità. Ho il dovere di chiarire che i primi a darmi valido aiuto furono Ferdinando Russo e Vincenzo Valente, quello poeta arguto facile e spontaneo, questo perfetto musicista-commentatore, dalla vena sempre felice.

La massima parte delle “macchiette” del mio repertorio recano la firma di Vincenzo Valente. I suoi commenti musicali erano sempre appropriati, agili, garbati, ricchi di spirito, comprensivi. Quando Vincenzo Valente si stabilì in Francia, a Marsiglia, stipulai con lui un regolare contratto per i commenti musicali alle macchiette e spesso mi rivlsi al figliuolo degnissimo di lui, a Nicolino; e, siccome buon sangue non mente, fui sempre contentissimo anche del maestro Valente numero due…».

(Da “Memorie” di Maldacea)

 

Le cartoline musicali della collezione rappresentano uno degli strumenti di diffusione più originali e affascinanti della canzone napoletana di fine Ottocento. Nate dall’incontro tra la moda delle cartoline postali — fenomeno di costume di portata europea — e la straordinaria vitalità dell’industria musicale partenopea, le cartoline musicali univano su un unico supporto un’illustrazione raffinata, il testo della canzone e talvolta anche la melodia in notazione musicale. Circolavano in tutta Italia e in Europa, raggiungendo comunità di emigranti e appassionati lontani da Napoli, e contribuivano a costruire quell’immaginario romantico e sentimentale che rese la canzone napoletana un fenomeno culturale globale. Le composizioni di Valente furono edite dai più importanti editori musicali dell’epoca, tra cui la Casa Editrice Bideri, che con le sue cartoline musicali trasformò le melodie valentiane in autentici ambasciatori di una cultura di straordinaria vitalità.

Visitando la Collezione è possibile imbattersi nella curiosa cartolina ‘O sciuglimento d’ ‘o cuorpo spedita da Milano il 7 luglio 1909 alla volta dell’Egitto per poi essere rinvenuta da Liliana Misurelli presso un antiquario del Regno Unito che la spedì all’indirizzo di Corigliano Calabro.

LE OPERETTE

Le operette documentano il Valente autore di teatro musicale, capace di confrontarsi con i grandi palcoscenici italiani ed europei portando il nome di Corigliano Calabro fino alle capitali del continente. L’operetta era il genere teatrale più popolare e internazionale dell’epoca, dominato dalle tradizioni francese e austriaca: un terreno arduo su cui Valente si impose con autorevolezza straordinaria. L’esordio nel teatro musicale avvenne il 26 ottobre 1889 al Teatro Gerbino di Torino con I Granatieri, su libretto di Guglielmo Méry e Raffaele Della Campa, edita da Ricordi e a lungo rappresentata in Italia e all’estero.

Nemesi, operetta in tre atti su libretto di Alfredo Napolitano, rappresenta invece la stagione più matura della produzione teatrale valentiana, completata dal figlio Nicola dopo la morte del padre. La notorietà di Valente raggiunse anche l’America grazie a celebri interpreti come Enrico Caruso, Tito Schipa e Gennaro Pasquariello.

La raccolta di Liliana Misurelli — documentata nelle biografie I suoni dell’anima e Un ragazzo prodigio scritte insieme a Luigi De Bartolo, e riconosciuta dalla Treccani e dall’Istituto Calabrese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia contemporanea come fonte primaria di riferimento — costituisce oggi il nucleo più completo e sistematico di materiali valentiani esistente, patrimonio imprescindibile per chiunque voglia studiare la grande stagione della canzone classica napoletana.

Sfogliare questi libri significa immergersi in un’epoca irripetibile: quella della Napoli della Belle Époque, capitale mondiale della canzone, in cui poeti, musicisti, editori e interpreti collaboravano per creare un repertorio destinato a varcare i confini nazionali e a conquistare i palcoscenici d’Europa e d’America. Una stagione straordinaria di cui Vincenzo Valente fu protagonista assoluto, e di cui la Collezione Misurelli conserva oggi una delle testimonianze più complete e preziose esistenti.

LA CURATRICE DEL CENTRO DI VALORIZZAZIONE "VINCENZO VALENTE"

Liliana Misurelli nasce a Napoli, formandosi nel mondo artistico-culturale partenopeo, dove ha conseguito il titolo di scenografa presso l’Accademia di Belle Arti con docenti come Mancini, Nicoletti, R. De Simone. Ha svolto attività di insegnamento di arte e teatro, di studio e di ricerca soprattutto nell’ambito della cultura meridionale che l’ha portata alla scoperta del musicista calabro-napoletano, Vincenzo Valente, insigne esponente della cultura partenopea a lei così cara.
Ha pubblicato, come coautrice, un saggio ”I suoni dell’anima – V. Valente” ( Mit-Cosenza ) e un testo di narrativa “Un ragazzo prodigio dalla Calabria a Napoli ( Ed. Aurora ). Ha curato l’illustrazione di un testo popolare “Pantasima” (Studio Zeta). Ha fondato e presiede il “Centro di Valorizzazione V. Valente”, collabora a riviste, cura mostre ed eventi culturali. Ha ideato il “Premio Nazionale V. Valente” arrivato alla XI Edizione per le scuole secondarie di primo e secondo grado e organizza concerti valentiani.

L'IDEA DEL CENTRO DI VALORIZZAZIONE DEDICATO AL MAESTRO VINCENZO VALENTE

Nell’ottobre del 2000, in occasione dei lavori di restauro del Teatro Valente, prese avvio una ricerca approfondita su un musicista di cui non esisteva ancora uno studio completo e scientifico. Su Vincenzo Valente — padre fondatore della canzone napoletana d’autore, creatore della macchietta insieme a Ferdinando Russo e Nicola Maldacea, e inventore dell’operetta italiana — esistevano solo brevi cenni biografici. La Biblioteca Comunale di Corigliano Calabro non conservava alcuno spartito. Era necessario colmare un vuoto.

La ricerca condusse Liliana Misurelli al Conservatorio San Pietro a Maiella e alla Biblioteca Nazionale di Napoli, poi a Roma, Firenze e Milano, fino alle librerie d’antiquariato di Parigi e del Regno Unito. Nacque così, in collaborazione con lo studioso Luigi De Bartolo, il saggio I suoni dell’anima, Vincenzo Valente, edito da MIT Cosenza: una biografia, un’antologia e un catalogo generale di oltre cinquecento opere. Il testo fu adottato anche dalle Biblioteche Nazionali per correggere attribuzioni errate nel catalogo SBN. Seguì, nel 2007, Un ragazzo prodigio dalla Calabria a Napoli, volume narrativo per le scuole, presentato al Teatro Valente il 1° giugno di quell’anno in occasione della sua vera inaugurazione dopo il restauro.

Nel 2007, in ricorrenza del 152° anniversario della nascita del Maestro, fu inaugurata la sede del Centro Studi a Palazzo Garopoli con la mostra permanente Cinquant’anni e più. Dal 2014, il Centro promuove ogni anno il Premio Nazionale Vincenzo Valente rivolto alle scuole, con concerti affidati a interpreti di chiara fama impegnati nel recupero del repertorio valentiano. Il 6 settembre 2019, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il Centro di Valorizzazione Vincenzo Valente è stato inaugurato nella sua sede definitiva presso il Complesso Monastico della Riforma in Piazza Valente, dove l’Archivio storico — spartiti, fascicoli di Piedigrotta, operette, copielle, cartoline musicali, ritratti e incisioni — è oggi aperto a visitatori, studiosi e scolaresche.

Cerimonia di inaugurazione dell’Epigrafe intitolata al Maestro Vincenzo Valente presso la sua casa natale

Nell’ottobre del 2000, in occasione dei lavori di restauro del Teatro Valente, prese avvio una ricerca approfondita su un musicista di cui non esisteva ancora uno studio completo e scientifico. Su Vincenzo Valente — padre fondatore della canzone napoletana d’autore, creatore della macchietta insieme a Ferdinando Russo e Nicola Maldacea, e inventore dell’operetta italiana — esistevano solo brevi cenni biografici. La Biblioteca Comunale di Corigliano Calabro non conservava alcuno spartito. Era necessario colmare un vuoto.

La ricerca condusse Liliana Misurelli al Conservatorio San Pietro a Maiella e alla Biblioteca Nazionale di Napoli, poi a Roma, Firenze e Milano, fino alle librerie d’antiquariato di Parigi e del Regno Unito. Nacque così, in collaborazione con lo studioso Luigi De Bartolo, il saggio I suoni dell’anima, Vincenzo Valente, edito da MIT Cosenza: una biografia, un’antologia e un catalogo generale di oltre cinquecento opere. Il testo fu adottato anche dalle Biblioteche Nazionali per correggere attribuzioni errate nel catalogo SBN.

Seguì, nel 2007, Un ragazzo prodigio dalla Calabria a Napoli, volume narrativo per le scuole, presentato al Teatro Valente il 1° giugno di quell’anno in occasione della sua vera inaugurazione dopo il restauro.

Sempre nel 2007, in ricorrenza del 152° anniversario della nascita del Maestro, fu inaugurata la sede del Centro Studi a Palazzo Garopoli con la mostra permanente Cinquant’anni e più.

Dal 2014, il Centro promuove ogni anno il Premio Nazionale Vincenzo Valente rivolto alle scuole, con concerti affidati a interpreti di chiara fama impegnati nel recupero del repertorio valentiano.
Il 6 settembre 2019, nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa, il Centro di Valorizzazione Vincenzo Valente è stato inaugurato nella sua sede definitiva presso il Complesso Monastico della Riforma in Piazza Valente, dove l’Archivio storico — spartiti, fascicoli di Piedigrotta, operette, copielle, cartoline musicali, ritratti e incisioni — è oggi aperto a visitatori, studiosi e scolaresche.

Una delle ultime edizioni del Premio Nazionale Vincenzo Valente