Il musicista Vincenzo Valente, uno dei padri fondatori della canzone classica napoletana, il creatore di opere d’arte musicali, autore di melodie, romanze, serenate, tarantelle, macchiette, dalla produzione copiosa ed eclettica, dall’accurata sapienza formale di un artefice delicato, giunto alla sua piena maturità artistica avvertì il bisognoso di una manifestazione d’arte più complessa. Guglielmo Mery e Raffaele Della Campa gli offrirono i versi eleganti, pieni di verve, il maestro li fece suoi nello spirito e su un’onda melodica fresca, briosa, piena di sfumature sottili creò un gioiello: I Granatieri. La sua operetta comica, che è stata rappresentata in tutti i teatri d’Italia, ed è piaciuta dovunque, segna per il maestro una nuova via musicale. Si scorge in questo suo primo lavoro teatrale non l’imitazione delle operette francesi, ma lo studio dell’opera buffa, schiettamente nostra e il tentativo di scrivere un’operetta puramente italiana si può dire perfettamente riuscito. La “Gazzetta Piemontese scrisse: “Valente si è rivelato il maestro dell’opera giocosa italiana” E non aveva torto giacché molte belle qualità musicali sono nei “Granatieri” Ora due nuove operette ha già pronte: “LA SPOSA DI CHAROLLES” e il “CANTICO DI SALOMONE”; e tra breve la compagnia Scognamiglio le porterà in giro per i teatri d’Italia. “I Granatieri”, rappresentati per la prima volta dalla Compagnia Maresca al Teatro Gerbino di Torino, il 26 ottobre 1889, ebbero un successo trionfale: il Valente purtroppo aveva venduto al Ricordi la proprietà per poche migliaia di lire non prevedendo il consenso unanime ed entusiasta del pubblico, o forse perché pressato anche da necessità economiche. Il successo de “I Granatieri” in Francia fu così significativo, da indurre il Ricordi a corrispondere al maestro il dieci per cento del suo incasso. I Granatieri furono rappresentati nel 1898 anche a Corigliano Calabro nel teatro comunale Principe di Napoli, che successivamente sarà intitolato, nel 1927, all’artista coriglianese.
L’operetta I Granatieri fu seguita da PAQUITA, su libretto di Guglielmo Mery, rappresentata a Roma nel mese di ottobre del 1893, al teatro Quirino; PAQUITA fu riprodotta poi come la CONTESSA CATALANA. Sempre al Teatro Quirino, il 3 marzo 1894, fu messa in scena LA SPOSA DI CHAROLLES. Per il ROLANDINO venne scelto, per la prima esecuzione, il 15 ottobre 1897, il Teatro Balbo nella città di Torino. A Napoli, circa 2 anni dopo, il 10 maggio 1899, al teatro Umberto I, fu rappresentata l’operetta L’USIGNUOLO, Seguirono altre operette: Lena, rappresentata a Foggia, al Teatro Dauno, il primo gennaio 1918 e L’avvocato Trafichetti eseguita al Trianon di Napoli, il 24 maggio 1919.
Altra operetta dal titolo Nemesi, su libretto di Alfredo Napolitano, è un’opera postuma, portata a termine e pubblicata dal figlio Nicola, rappresentata a Napoli, al Miramar, il 23 luglio 1923.
Fra le altre operette ricordiamo: Signorina Capriccio, su libretto di Diego Petriccione, non rappresentata né pubblicata, La prova del Fuoco e Medio Evo. Valente musicò anche alcuni brani per altre operette, fra questi l’indimenticabile Pimprinella, dell’Operetta Fanfan la tulipe. Diego Petriccione sulle pagine della Piedigrotta 1922 scrive di Vincenzo Valente: “Negli ultimi due anni di sua vita, la nostra amicizia s’era fatta più intima. Insieme lavoravamo attorno ad un’operetta “La signora capriccio”, dalla quale il Maestro si attendeva novella fama. Sembrava davvero un giovane alle sue prime armi, con tanto fervore vi lavorava! E quando l’ebbe completata mi disse: – mi aspetto il successo de I Granatieri – Sentiva di poter essere nel campo dell’operetta italiana uno dei pochi maestri che potevano portare il proprio contributo valevolissimo.
Il Mattino di Trieste, a firma di Ferdinando Bideri, occupandosi della nuova opera del Maestro Valente – Rolandino – molto entusiasticamente accolta dal pubblico, al Teatro Fenice con la Compagnia Scogliamiglio, così scrive: “Il Rolandino, l’operetta del Valente, il fortunato compositore dei Granatieri ha riportato ieri sera un vero trionfo. Quest’operetta è ricca di melodie. Sin dalle prime battute dell’ouverture, gli spettatori vengono conquistati dalla musica graziosa, facile. Tutti i numeri sono belli, ma specialmente l’entrata di Rolandino e la canzone di Casimiro del primo atto, che, anche se bello, viene superato dal secondo: un gioiello di musica del genere. I due terzetti in questo atto sono melodiosi quanto mai e il finale poi è maestoso, tale da far credere a un’opera di gran mole. L’operetta ha riportato successo più entusiastico ancora dei Granatieri. Il M° Valente, che assistette alla rappresentazione, può andare superbo del suo lavoro che ebbe anche degli esecutori ottimi. Tutti gli artisti furono calorosamente applauditi e parecchie volte dovettero presentarsi al proscenio, acclamati freneticamente assieme al Valente, cui si fece una vera ovazione dopo il secondo atto. Il successo riportato da Rolandino a Torino è stato pienamente confermato a Trieste, dove speriamo sarà dato per parecchie sere, affinché tutti gli amanti del genere ne possano gustare i pregi. A spettacolo finito, come racconta il giornale “La Tavola Rotonda” Ciro Scogliamiglio diede in onore del maestro Valente un banchetto, al quale presero parte gli artisti principali della compagnia… Tra gli invitati regnò schietta allegria e cordialità e al maestro Valente fu dedicata una poesia. In chiusura il Valente cantò alcune delle sue celebri canzoni e alcune macchiette tra cui: Don Saverio, ‘O Rusecatore, Pimprinella… In base a questa testimonianza possiamo, quindi, dire che il nostro Vincenzo Valente fu anche un cantautore ante litteram.
Salvatore Di Giacomo, in un dichiarato appello alle origini napoletane dell’operetta, volle presentare la genialità del Maestro Valente nella Piedigrotta Album 1902. In quel contesto Di Giacomo si preoccupò di lanciare un messaggio di sdegno all’Italia che, rispetto al resto d’Europa e alla Francia in particolare, non seppe riservare al Valente il giusto riconoscimento come operettista anticipatore e originale: “… Se fosse vissuto in Francia avrebbe a quest’ora un posto, degno di lui, fra gli operettisti dalla larga, spontanea e melodica vena: avrebbe avuto denari e onori e libretti migliori. I Granatieri, Paquita, la Dama di Charolles, L’usignuolo hanno davvero interessato e qualcuna di queste operette interessa ancora molto i pubblici di tutta Italia: è co’ Granatieri che le compagnie girovaghe inaugurano spesso il ciclo, in fondo assai ristretto, dell’operetta nazionale.” Ma il poeta napoletano (S. Di Giacomo) si spinse oltre, fino ad affermare che il tanto conclamato genere dell’operetta nacque in Francia proprio sotto la spinta ispiratrice dell’opera buffa napoletana. “Qui si dimentica, per esempio, che l’operetta francese fu scaturita proprio da quella inesauribile e armoniosa fonte che fu l’opera buffa napoletana, qui si scorda che la Serva padrona dette la stura in Francia a tutte le più fini, più gustose e delicate melodie”. Il successo dei Granatieri arrivò persino in America.
Nell’operetta il Valente fu il solo maestro che in Italia seppe tenere testa a Francesi e Tedeschi. Le sue più popolari operette (I Granatieri, Paquita, Rolandino, ecc.) gli procurarono la simpatia e la stima dei pubblici più intellettuali d’Italia e d’America.
Una citazione particolare merita l’operetta “ROSAURA RAPITA”, su libretto di Salvatore Di Giacomo. L’operetta in questione, scritta nel 1904, non è stata mai rappresentata e solo recentemente, per opera di Roberto De Simone, a Caserta, il 6 gennaio del 2000, furono eseguiti il valzer e l’intermezzo dalla nuova orchestra Scarlatti. La scrittura musicale della Rosaura rapita rivela un linguaggio raffinato, denso di citazioni lievi, mai troppo dichiarate e reso funzionale alle esigenze dello spettacolo. Nella Rosaura Rapita, spigliata operetta, caratterizzata da genialità fresca e seducente, comicità e lirismo, esotismo e napoletanità, nostalgia e irrequietezza danno dunque vita ad un intreccio fittissimo nel quale poesia e musica, a mo’ di trama e ordito, si inseguono e si assecondano con leggerezza, ironia e una buona dose di complicità, quasi come se il poeta e il musicista si fossero prestati ad un gioco ad effetto. Peccato che è venuta a mancare la verifica del palcoscenico. Rosaura Rapita, infatti doveva essere rappresentata al Teatro Bellini di Napoli, senonché, per divergenze sorte e non appianate per la dispendiosa messa in scena tra l’impresa, la compagnia Scognamiglio e l’editore milanese, furono annullati i contratti e la Casa Editrice Ricordi, che aveva acquistata la proprietà del libretto e della musica, rimase depositaria delle copie del libretto e dello spartito, che per accordi intercorsi con gli autori, non mise mai in vendita. Distrutti a causa degli eventi bellici i depositi di casa Ricordi, tutti gli esemplari andarono distrutti. Una copia si trova alla Biblioteca Nazionale di Firenze, depositatavi per copia d’obbligo, e un’altra fu lasciata dallo stesso Di Giacomo alla Biblioteca Lucchesi Palli di Napoli.
Alle operette finora citate, per completare l’elenco aggiungiamo “CONCA D’ORO” E “LA FESTA DEI GIGLI”, operette in 3 atti e VERTIGES D’AMOUR che compose durante il suo soggiorno in Francia


